Cosa è un influencer? Da dove nasce quella figura professionale che produce miliardi di click sul web? Qual è effettivamente il lavoro di un influencer?

Prima di addentrarci in questa diatriba, che i nostri genitori non capirebbero neanche dopo un’enciclopedica spiegazione, vorrei cominciare con una parentesi storica.

– Mrs Exeter: la prima influencer

Quella che vedete nella foto (gentilmente ripresa da qui) è Mrs. Exeter, o forse no. Sicuramente è quello che Mrs. Exeter pensava fosse fashionable, almeno negli anni ’50.
Ora, a prescindere dall’essere stata una pubblicazione anonima (Mrs. Exeter era solo la firma), quello che importa è che lei può essere considerata la prima fashion influencer moderna. I suoi articoli, spaziando dai colori ai tessuti, e basandosi sugli scatti degli outfit da lei consigliati, hanno contribuito alla scelta del vestiario di migliaia di donne di quell’epoca. Addirittura nel 1954 la copertina del numero di Ottobre/Novembre del Vogue Pattern Book1 annunciava: Introducing Mrs. Exeter patterns! Insomma, era una bomba.

Il carattere anonimo della rubrica non la rendeva meno attrattiva nei confronti dei lettori, perché il fulcro della questione non era Mrs. Exeter, le sue curve o chi fosse il suo boyfriend, ma le sue idee in fatto di moda, i suoi consigli su cosa indossare per una cena importante.

– Inquadriamo un influencer

Tornando alle domande iniziali, ho provato a riassumere in una serie di punti quello che penso sia un fashion influencer, lista forse non esaustiva ma comunque descrittiva del mio punto di vista:

generale

  1. il fashion influencer esiste da quando la moda è diventata Prêt-à-porter;
  2. il fashion influencer nasce generalmente come rubrica di moda o qualcosa del genere;
  3. il fashion influencer ha delle idee (basate sul suo gusto personale e il suo senso dello stile, e spero su più o meno accurate ricerche) e con queste genera linee guida: chiamiamoli in generale consigli o più nel dettaglio outfit; questi possono diventare dei trend, come possono non diventarlo;
  4. il fashion influencer non fa la moda, questa la fanno gli stilisti. O meglio l’industria della moda;
  5. il fashion influencer difficilmente può fare lo stilista; uno stilista, per certi versi, può essere anche considerato un influencer;

e particolare per l’epoca social:

  • il fashion influencer è divenuta una figura importante nel campo della moda per una scelta di marketing fatta a monte “dall’industria moda”; questo più che un mio parere è un dato di fatto;
  • il fashion influencer continua a non fare la moda (molti non saprebbero neanche disegnare una o con il bicchiere, figuriamoci un figurino); la moda resta ancora in mano agli stilisti (ingranaggio dell’industria moda). Anche se è ormai quasi scontato che qualunque personaggio famoso (confidando sulla propria popolarità) lanci un marchio personale di abbigliamento, accessori o scarpe; e se lo fanno tutti perché non dovrebbe farlo un influencer?
  • il fashion influencer pubblica foto sui suoi profili social dove lui è il protagonista;
  • il fashion influencer è divenuto uno strumento nelle mani del prodotto; quando hai qualcuno che ti paga, le tue decisioni sono pressoché vicine allo zero;
  • il fashion influencer pubblica pubblicità; quindi è la pubblicità a usare gli influencer anche se questi ultimi pensano di usare la pubblicità per guadagnare denaro;
  • il fashion influencer pubblica foto che non rispecchiano la realtà; ormai i blogger che fanno outing su questo argomento sono numerosi;

Influenze o gossip?

Ognuno dei punti appena letti potrebbe essere discusso ancora più nel dettaglio, ma questo ci allontanerebbe dall’oggetto di questo post che è la domanda posta nel titolo:

Influenze o gossip?

Perché pongo questa domanda? Perché sugli account degli influencer (quelli riconosciuti come tali o quelli auto-nominatisi tali) ho visto foto patinate che neanche su GQ o Vogue; ho visto molto di quello che facevano (una telecronaca a colpi di Instagram stories), tra feste super hot e cene a base di Champagne; ho visto fidanzati, ville, automobili e in definitiva quella che può essere considerata la tipica vita che dovrebbe invidiarsi (o sperare di ottenere) negli stereotipi hollywoodiani moderni.
Se addirittura si rischiasse di fare (a proprio rischio e pericolo) il giro dei loro blog (o siti veri e propri) il risultato sarebbe addirittura peggiore. Contenuti pressoché nulli; altre foto, altro Photoshop; altri bei ragazzi sorridenti, con bei vestiti firmati addosso, in belle location a godere di se stessi in quella che può essere definita la tipica cultura dell’ammirazione2.

Con questo non sto dicendo che gli abiti o gli accessori non siano presenti in quelle foto (le parole sono bandite o ridotte a “per domani portate 10 pensierini”), dico solo che quelli che dovrebbero essere i principali protagonisti della scena, sono relegati al ruolo di semplici comparse. C’è qualcuno che abbia ancora voglia di spiegarci il perché del ceruleo?

La scelta

Le creazioni di moda sono un mondo molto complesso, che spazia dal cheap infiammabile alla realizzazione di vere e proprie opere d’arte, addirittura concettuali.
Da fashion-addicted consapevole mi piacerebbe, invece, che la proposta di un outfit o la promozione di un nuovo trend vengano motivati da idee ed argomentazioni che possano andare anche al di là del semplice gusto personale (o più spesso dall’essere pagati).
Si può scegliere una maglia per la qualità del suo tessuto, per la cucitura termosaldata, per il modello, per il volume o per come questa si integra nell’insieme formato con i capi abbinati per ottenerne l’outfit voluto. Sono uno sostenitore delle idee, perché dietro ogni scelta consapevole c’è sempre un perché.

Invece noto, forse come conseguenza del voyeurismo contemporaneo, che l’influencer è diventato più un personaggio da seguire per spiarne la vita privata piuttosto che per conoscerne i gusti o i pareri in fatto di abbigliamento. E’ più importante quello che fa rispetto a quello che pensa.

Forse anche per questo Mrs. Exeter può essere considerata un’icona di stile. Perché dietro i suoi consigli sull’abito da indossare il pomeriggio per un tè, c’erano idee precise e le modelle venivano fotografate solo per mostrare gli outfit proposti (infatti molti consigli erano corredati da semplici spiegazioni accompagnate da sketches3). E ovviamente non sto dicendo che in quel frangente la pubblicità non eistesse…

In definitiva un influencer dovrebbe essere classificato secondo le sue idee e proposte di stile, non secondo la sua vita privata, perché dovremmo ancora una volta

ricordare le idee e non l’uomo, perché l’uomo può fallire. L’uomo può essere catturato, può essere ucciso e dimenticato. Ma 400 anni dopo ancora una volta un’idea può cambiare il mondo. -V per Vendetta

[1]influencer
[2] Nel 1759, Adam Smith, osservava che la “propensione ad ammirare e quasi venerare il ricco e il potente, e a disprezzare, o per lo meno a rifiutare, le persone in condizioni di povertà, anche se necessaria per stabilire e mantenere la distinzione dei ranghi e l’ordine della società, è, al tempo stesso, la maggiore e universale causa della corruzione dei nostri sentimenti morali”.
[3]mrs_exeter 2

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