Piero Manzoni fu un artista italiano tutt’ora ricordato soprattutto per la sua merda! Che può suonare strano, ma è letteralmente la verità.
Piero ebbe la brillante idea di realizzare dei barattoli di latta, simili a quelli della carne in scatola, sui quali applicò un’etichetta che recitava: merda d’artista. Contenuto netto gr. 30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel maggio 1961
merda d'artista

– analisi

Se facessi tutta l’analisi come farebbero quelli con la puzza sotto il naso che vanno a vedere le mostre solo per rimediare una scopata o sembrare persone interessanti, farei notte.
Posso affermare però, con sicurezza e audacia, che Piero con questa idea ha toccato un punto nevralgico dell’arte contemporanea, e forse di molte altre discipline, dove “il chi” diventa di per sé una qualità.

– merda d’artista merda di stilista

Portiamo il concetto di Piero all’interno del mondo della moda e poniamoci due domande. Se Valentino, detto anche Après moi, le déluge (Dopo di me, il diluvio), facesse una merda di abito, resterebbe una merda di abito oppure si trasformerebbe nella merda di Valentino? Quanto il chi condiziona il giudizio? A voi l’ardua sentenza…

– merda di influencer

Infine utlizziamo lo stesso concetto sugli influencer. Se può succedere che il signor Après moi, le déluge faccia una merda di abito, figuriamoci se non può succedere che un influencer influenzi montagne di abiti di merda. Quindi poniamoci nuovamente la stessa domanda. Se Chiara Ferragni versione maschile indossasse e suggerisse un outfit di merda, ne risulterebbe una merda di outfit o una merda di Chiara Ferragni versione maschile?

Queste riflessioni sono nate perché facendomi un giro tra gli influencer maschili più famosi, oltre ad essere tutti uguali fisicamente: sopracciglia rifatte, addominali scolpiti, petto in fuori; la cosa che più mi ha colpito è che non indosserei il 90% di quanto proposto!

Come si suol dire: anche gli influencer c’hanno famiglia! Ma ci si aspetterebbe un minimo di criticità nella scelta dei capi da indossare, perlomeno nei servizi fotografici, che se paragonati ad una pubblicità su una rivista, quest’ultima, a parer mio, risulterebbe più veritiera. E quindi mi chiedo, dobbiamo cominciare a parlare di

merda d’influencer?

Non lasciatevi influenzare.

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